Il futuro del motorismo storico – Discorso Presidente Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati

Discorso pronunciato in Sala Koch

20 Settembre 2018

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti a Palazzo Madama.

Desidero innanzitutto ringraziare il presidente della FIVA, Patrìck Rollèt, il presidente dell’ASI – l’Automotoclub Storico Italiano-, Maurizio Speziali, e tutti gli organizzatori di questo bel momento di confronto, anche per aver voluto omaggiare il Senato della Repubblica e i cittadini romani con la bellissima presenza di tre autovetture storiche divenute iconiche in tutto il mondo – la 500, la 600 e la 850: tre esemplari dell’ingegno e della creatività italiana espressi mirabilmente nella composizione Tricolore che abbiamo potuto ammirare in piazza della Costituente.

Il programma di questo incontro, così ricco di spunti e punti di osservazione differenti, rende di per sé evidente la ricchezza e la complessità di tutto ciò che ruota intorno al motorismo storico. E’ per questo che ritengo giusto e doveroso interrogarci, insieme, sugli sviluppi di un settore che ha un impatto diretto sul sistema economico italiano e non solo.
Si tratta infatti di una vera e propria eccellenza, trainata da una platea sempre più ampia di collezionisti e amatori, che ha saputo negli anni ritagliarsi spazi di visibilità di sempre maggiore attrattiva, rappresentando un volano per il turismo nazionale.

Senza voler troppo anticipare i risultati della interessante ricerca che il presidente Piepoli illustrerà a breve, non posso non sottolineare come il valore economico del motorismo storico italiano sia stimato intorno ai 2.2 miliardi di euro l’anno. Una cifra comprensiva dell’acquisto di veicoli, della gestione e del restauro dei mezzi, ma anche dell’indotto turistico diretto e indiretto.
Basti pensare che oltre 30 milioni di italiani hanno assistito a manifestazioni o a raduni storici nell’arco della propria vita. Una su tutte: l’attuale Mille Miglia, un evento unico per la capacità di coniugare tradizione, innovazione, eleganza, bellezze paesaggistiche e stile di vita del nostro Paese e che ogni anno catalizza l’attenzione di migliaia e migliaia di spettatori e turisti.
Un fenomeno che produce quindi grandi numeri e che, al di là degli stabilimenti di originaria produzione, si manifesta con un volume complessivo da vera e propria industria.
Il tutto con un traino quasi esclusivamente di tipo privato, ad ulteriore dimostrazione della indipendenza e capacità di auto-alimentarsi delle tante realtà locali attive nell’organizzazione di raduni e appuntamenti vari.
E’ chiaro però che i frutti di tale fenomeno, per quanto positivi e sostanzialmente “spontanei”, possono avere nel tempo bisogno di essere sostenuti e tutelati anche dalle Istituzioni.
Dalla tutela dei marchi e dei brevetti fino alle politiche fiscali, credo lo Stato abbia la necessità di svolgere una riflessione approfondita su quali interventi possano in realtà essere messi in campo per uno sviluppo di lungo periodo.

Interrogarsi sul futuro del motorismo non può però prescindere da una considerazione relativa al valore, non solo di tipo economico, che le auto e le moto storiche hanno nell’immaginario collettivo.
Non semplicemente mezzi di trasporto, ma espressione di ideali quali la libertà, la velocità, il dinamismo, la creatività.
Tutte caratteristiche che si esprimono nella personalizzazione dei veicoli e degli accessori che ogni proprietario adotta, nel pieno ed incondizionato esercizio della propria libera e personale identificazione ed interpretazione del mezzo.
Non parliamo quindi di oggetti, ma di veri e propri evocatori di storie, epoche, momenti storici. Ma anche di paesaggi, di colori, di odori e perfino di sapori che riaffiorano con una partecipazione emotiva unica ed originale, senza omologazioni e senza massificazioni.

A tutto ciò non possiamo non aggiungere l’altrettanto eccezionale componente estetica e artistica – perché di vera e propria arte si tratta – e che consente al nostro motorismo storico di essere apprezzato e invidiato in tutto il mondo.
Lo stile italiano in questo ambito ha fatto e fa ancora oggi scuola, tanto da essere stato negli anni insignito di numerosi riconoscimenti internazionali.
Ed è infatti grazie all’ingegnosa opera dei nostri designer che per le auto italiane – valutate vere e proprie opere d’arte al pari di un Picasso o di un De Chirico – si sono aperte le porte del Museo di arte contemporanea di New York.
Non si può non inorgoglirsi pensando ad una della più belle automobili di tutti i tempi, la CISITALIA 202, la prima vettura al mondo ad essere esposta al MOMA con una motivazione assolutamente emblematica: scultura in movimento.
Disegnata da un genio assoluto quale Battista Pinin Farina, è stata un esempio perfetto di auto moderna e del connubio tra la forma e l’aerodinamica al servizio di un progetto innovativo. E qui consentitemi, nel salutare il Presidente del Gruppo, Paolo Pinifarina, di ricordare i successi e il contributo dato nell’arco di tutta la propria vita al Marchio Italia da suo Padre, il senatore a vita Sergio Pininfarina.
E se per tanto tempo si è pensato alle utilitarie unicamente sotto il profilo del loro utilizzo urbano, come non prendere atto con piacere e soddisfazione del fatto che tra le vetture in mostra a New York come opere d’arte troviamo un’altra icona del prodotto Italia, un vero e proprio culto per intere generazioni: la 500 F.
Non si tratta quindi di un modello raro, o di particolare pregio. Ma di una vettura popolare, accessibile. La 500 che tutti noi abbiamo conosciuto e amato, a sottolineare l’importanza che il senso del bello e dell’estetica hanno sempre avuto per i nostri progettisti e costruttori anche quando si trattava di auto destinate a conquistare un pubblico di massa.

Indagare il rapporto tra le automobili e l’uomo ci porta inevitabilmente ad una analisi anche di quello che è stato ed è il rapporto tra le quattro ruote, la bellezza e il mondo della cultura.
Penso alle opere di Cesare Pavese, Mario Luzi, Eugenio Montale; penso a Umberto Boccioni, che dipinse per l’Aci, l’Automobile club d’Italia, alcuni pannelli rappresentanti vetture in movimento. E a tal proposito rivolgo il mio saluto più caloroso al presidente nazionale, Sticchi Damiani, per essere con noi oggi.

Di vero e proprio connubio possiamo invece parlare a proposito del rapporto tra motori e cinema, che ha reso immortali auto come la Lancia Aurelia del film ‘Il Sorpasso’, o la Alfa Romeo Duetto de ‘Il Laureato’.
Mentre, parlando di musica, risale al 1976 l’album monotematico “Automobili” dell’indimenticabile Lucio Dalla, con tutte canzoni dedicate alla potenza evocativa dei motori.
E non possiamo limitarci alle sole automobili. Basti pensare alla Lambretta e alla Vespa, diventate anch’esse simbolo della inventiva e del culto tutto italiano per le forme armoniche.
Chi di noi non ricorda il film ‘Vacanze romane’, con Audrey Hepburn e Gregory Peck che in sella a una Vespa 125, la ‘Faro basso’, vagabondavano sorridenti e spensierati per le strade di una eterna Roma? Film che ha avuto tra l’altro un successo planetario e che ha contribuito ad accrescere il mito della Vespa e a rilanciare l’immagine di una Roma al centro della mondanità.
Di questi esempi potrei farne molti altri e sono certa che, anche in considerazione dei tanti esperti ed appassionati presenti, probabilmente non basterebbero le ore programmate per questo convegno…
È del tutto evidente quindi che il patrimonio culturale e artistico del motorismo storico italiano non ha pari al mondo.
Anche per questo deve essere salvaguardato, tutelato, divulgato e sviluppato.

In conclusione vorrei però riservare una riflessione rispetto al mercato del lavoro che ruota intorno a questo affascinante settore.
La figura del restauratore di auto storiche e d’epoca è diventata una delle più richieste e diversi sono i corsi professionali realizzati ad hoc. Un’opportunità che anche attraverso una più lungimirante programmazione delle politiche attive potrebbe effettivamente rappresentare un bacino di interesse per tanti giovani.

Anche su questo la politica sarà pertanto chiamata ad interrogarsi, così come sulla necessità di tutelare il patrimonio umano e professionale rappresentato da tali categorie. Solo così le maestranze italiane, uniche per capacità e competenze, potranno continuare ad operare e a stimolare un ricambio di qualità in grado di non disperdere il sapere accumulato in tanti anni di sperimentazioni e innovazioni.
Partendo da un presupposto: qui non si tratta solo di lavoro, qui non c’è nessuna catena di montaggio: c’è passione, dedizione, cura. Tutte doti che si tramandano spesso di padre in figlio, sicuramente di generazione in generazione.
“Non abbiamo petrolio e miniere, ma possiamo primeggiare nel mondo con la fantasia”.
Queste parole, dell’indimenticabile Enzo Ferrari, spiegano meglio di ogni altra cosa l’importanza di un settore ancorato nel passato ma che continua ad ispirare le forme del domani.
Sta a noi tutti contribuire a preservare e ad accrescere questo patrimonio che può e deve essere una chiave di volta per la crescita e il futuro del nostro Paese.


In rappresentanza del Vespa Club d’Italia presente il presidente Roberto Leardi.