Aldo Benardelli


 

16/04/2013 - Aldo Benardelli

Oggi intervistiamo Aldo Benardelli del Vespa Club Milano, per anni presidente, il quale nel 2001, in occasione dell'Eurovespa a Nevers-Fourchambault (F), è stato insignito, dalla Presidente della Fédération Internationale des Vespa Clubs Christa Solbach, della la Stella d'Argento - Meritum F.I.V. "per l'encomiabile, fattiva e benemerità attività nazionale ed internazionale svolta con il massimo impegno e passione per l'affermazione del movimento vespistico"

Grazie per l'onore di questa intervista e soprattutto per aver ricordato la mia Stella d'Argento - Meritum F.I.V. di cui vado molto orgoglioso.

Ciao Aldo, quale il tuo primo ricordo inerente la Vespa e come ti è nata questa passione?

Vado con ordine: motociclista da sempre - il mio primo ciclomotore dei 14 anni fu il Moto Guzzi Trotter 40 - nel 1978 mi venne voglia di affiancare alla Yamaha TX 750 un veicolo economico e pensai ovviamente alla Vespa: papà, motociclista anch'egli, me ne aveva sempre parlato in termini entusiastici. In data 4 luglio di quell'anno immatricolai una P 200 E, colore Chiaro di Luna Metallizzato, ancora senza frecce. Non sapevo che da quel momento sarebbe cominciata la mia carriera vespistica, grazie anche alla conoscenza casuale dell'allora Presidente del Vespa Club Milano Mario Carini, recordman mondiale con la Ducati 100 nel 1956 e pioniere del vespismo nazionale, che sarebbe stato tra i fondatori e il primo Conservatore del Registro Storico Vespa.

Che Vespa possiedi? C'è una delle tue Vespa a cui sei piu legato sentimentalmente e se si perche?

Proprio grazie a Mario Carini cominciai ad interessarmi delle Vespa d'epoca: alla prima P 200 E - che rimane la Vespa a cui sono più legato perchè è stata la mia prima e quella con cui ho fatto più gare e più turismo - si sono aggiunti altri modelli come una 125 VNB3, una 125 VM2 che ha la mia età (1953!), una GL, una 50 N, una 90 SS, una GS VS2, una ET3, ma anche una GTS 300.

Nella tua carriera vespistica hai fatto sia parecchio turismo che parecchio sport, quale di questi due modi di vivere la vespa ti ha dato di più come bagaglio personale di vita?

Lo sport è stata quasi una scelta obbligata: Mario Carini era un veterano della Regolarità in Vespa e quindi ci sollecitava a dedicarci a questa specialità. Io, entrato nel Consiglio Direttivo nel 1982 (la mia prima iscrizione al Vespa Club Milano risale al 1980), ho cercato di conciliare anche l'aspetto turistico partecipando ai raduni più importanti. Sia lo Sport che il Turismo hanno comunque significato molto in termini di conoscenze, amicizie e sprattutto comprendere come anche a 80 km/h puoi girare il mondo godendo di tutto ciò che ti circonda.

Riguardo allo sport, ricordi la prima gara a cui hai partecipato? Quale la vittoria di cui vai più orgoglioso e quale la gara più impegnativa a cui hai preso parte?

La mia prima vera gara è stata la 500 KM del 1982: c'erano pochi controlli orario e tutti al secondo, molti ex-aequo e mi classificai decimo con una sola penalità ma praticamente primo degli esordienti. Il cronometro era l'orologio da polso della Casio legato con l'elastico al fanale... Sicuramente le 500 KM sono state le gare più dure a cui ho partecipato, anche per le frequenti condizioni meteo avverse: partenza alla mezzanotte, arrivo alle 15.00 del giorno successivo, strade impegnative, controlli sempre più tirati, non era permesso distrarsi o prendersela comoda. La vittoria di cui vado più orgoglioso è proprio la 500 KM del 2010, che ha segnato il mio definitivo abbandono alle gare, almeno a livello di impegno ufficiale. Oltretutto sono l'unico ad averne vinte ben tre, nessun'altro si era mai imposto due volte in 15 edizioni disputate. Ma ricordo anche il titolo Europeo a Trento nel 2003, dove feci una prima giornata strepitosa e rischiai nella seconda, vincendo per una manciata di punti.

Riguardo il turismo, quale il viaggio più impegnativo, quale quello che ricordi più volentieri e quale il ricordo piu brutto?

Il viaggio più impegnativo è stato l'Eurovespa del 2000 ad Amburgo: al ritorno l'abbiamo fatta praticamente tutta sotto l'acqua battente e parecchio freddo attraversando la Svizzera. Il viaggio che ricordo più volentieri è la traferta per l'Eurovespa del 2001 a Nevers, quando mi inventai un bellissimo itinerario intorno al lago di Ginevra valicando il Gran San Bernardo, con il ritorno invece attraverso il Piccolo San Bernardo. Brutti ricordi di viaggio francamente non ne ho: mi è sempre andata bene, anche quando ho patitto qualche inconveniente la mia P 200 E mi ha sempre riportato a casa. Sono andato per terra qualche volta, ma quasi sempre provando il percorso di qualche gara.

So che non sei legato solo al mondo Vespa ma a quello delle due ruote in generale? quali sono gli altri mezzi che ti appassionano di più?

La moto rimane nel mio cuore e amo definirmi un motociclista a 360°. Ho avuto la fortuna di possedere granturismo, sportive, naked: di tutto un po'. Adesso mi dedico al turismo soft (l'età...) con uha Harley-Davidson Road King che alterno ad una rara BMW R 80 ST del 1983, con cui nell'estate del 2010 ho fatto il giro della Bretagna con mia moglie.

Hai collaborato per anni con le riviste Motociclismo e Motociclismo d'epoca, ci racconti qualcosa di questa tua esperienza?

La collaborazione con Motociclismo risale al 1993 e poi nel 1995 quando è nato Motociclismo d'Epoca. Collaborazioni che continuano e che hanno arricchito il mio bagaglio culturale e soprattutto umano: la moto - e comprendo anche lo scooter - è un mondo di passione, vieni a contatto con persone incredibili da cui c'è sempre da imparare qualcosa. E ho stretto anche salde amicizie con colleghi, fotografi, PR e uffici Stampa.

Dall'alto della tua esperienza, pensi che l'Italia non sia ancora pronta ad avere in edicola un periodico riguardo la Vespa o gli scooter di metallo come hanno in altri paesi (mi viene in mente Scootering)?

Paradossalmente temo che sia troppo tardi: una rivista del genere andava fatta qualche anno fa, prima che lo scooter fosse visto esclusivamente come mezzo utilitario di trasporto e nulla più. Oggi rischierebbe di essere una rivista di nicchia ristretta, magari quasi esclusivo campionario di kit di preparazione e modifiche varie, senza interpretare la filosofia e passione che da sempre animano il mondo Vespa. E non dimentichiamo che esisteva Scooter Magazine, ma che ha dovuto chiudere i battenti.

Come te le immagini le prossime Vespa e cosa miglioreresti di quelle attuali, PX e GTS in particolare?

Bella domanda. Non mi dispiacerebbe una PX con motore a 4 tempi e confesso che mi venne fatta vedere da un dirigente Piaggio - in foto - tanti anni fa: progetto evidentemente abortito, un vero peccato. La GTS ritengo sia al massimo del suo sviluppo: freni e ciclistica non sarebbero adatti al nuovo 350 cc che spinge davvero forte. Si può sempre lavorare però per migliorarla: manca un contaKM parziale, i blocchetti dei comandi elettrici risalgono alla prima ET4 del 1996, lo spazio sottosella andrebbe reso più regolare, un serbatoio un po' più capiente, una presa di corrente 12V ... tutte cose offerte dalla concorrenza a costi inferiori.

Ti rigrazio per la tua disponibilità, vuoi aggiungere qualcosa e salutare qualcuno?

Io ringrazio voi e spero di non avervi annoiato: purtroppo quando si parla di due ruote e soprattutto di Vespa mi rendo conto di diventare logorroico anche perché i ricordi si accavallano e si vorrebbe racconare tutto...
Un saluto che più vespistico non si può e ci vediamo al raduno di Genova!

Intervista a cura di Vittorio Vernazzano e Corrado Nicora del Vespa Club Genova.