Viaggio in Caucaso e Anatolia - Mario Pecorari


 

Il Viaggio inizia nel momento in cui lo pensi, questo è nato da un’idea che abbiamo avuto alla fine del 2013. Dopo l’esperienza del Sudamerica volevamo fare un viaggio partendo da Trieste, senza avere la necessità di spedire la Vespa con tutto quello che questo comporta, le mete da raggiungere Tbilisi in Georgia, Yerevan in Armenia e il Nemrut Dagi in Anatolia.

 

Fissata a grandi linee la meta dobbiamo valutare la durata del viaggio che abbiamo previsto in due mesi, importante è anche la tempistica con un vincolo: ritornare a fine Agosto per partecipare al raduno nazionale del Vespa Club Trieste Gatti Randagi di cui facciamo parte. Con questi vincoli abbiamo organizzato il viaggio: io parto da Trieste il 28 giugno e in un mese, attraverso i Balcani fino a Istanbul, poi costeggiando il Mar Nero raggiungo Trebisonda e da lì Tbilisi in Georgia e Yerevan in Armenia. Ritornato in Turchia, proseguo fino a Dogubeyazit, il Monte Ararat ed il lago di Van, nella parte orientale dell’Anatolia, dove Sandra mi raggiunge con un volo.

Assieme viaggeremo per tre settimane lungo il confine con l’Iran e la Siria fino ad arrivare ad Antalya dove la aspetta il volo di ritorno in Italia.

Io ho ancora due settimane di viaggio per tornare a casa attraversando Turchia, Grecia, Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia per un totale previsto di 15.000 chilometri.

Con questi dati alla mano, nei primi mesi del 2014 abbiamo iniziato a organizzare il viaggio dividendo i compiti; Il mio è preparare la Vespa e fare un quaderno di viaggio con soste, cose da vedere e percorsi giornalieri, a Sandra il compito di creare un blog dedicato e contattare le ditte che hanno interesse a sponsorizzare questa avventura.

Grazie a Pinasco che mi ha preparato il motore della Vespa, Givi che ci ha fornito accessori dedicati a questo tipo di viaggio, Carbone per gli  ammortizzatori e la Tracker che ci ha messo a disposizione un controllo satellitare, il 28 giugno ho messo in moto la Vespa e sono partito.

Quest’ultima affermazione suona ovvia, inutile forse banale, ma dopo mesi passati a preparare e organizzare un viaggio partire è la cosa che più desideri, la più bella, è liberatorio.

Uscito da Trieste, al confine con la Slovenia, saluto la mia compagna Sandra che mi raggiungerà fra un mese in Anatolia e prendo l’autostrada che va diretta a Lubiana. Sono le prime ore del mattino il cielo è sereno e la giornata promette bene. Dopo un’ora di viaggio superata la capitale della Slovenia proseguo fino al confine con la Croazia e da li, raggiungo Zagabria.

L’autostrada è noiosa, soprattutto se viaggi a novanta chilometri l’ora, ma ne devo percorrere 630 per arrivare a Belgrado dove mi aspettano i ragazzi del Vespa Club Serbia desiderosi di farmi conoscere la loro bellissima città.

Rimango due giorni con loro poi riprendo il viaggio attraversando la Bulgaria per poi entrare in Turchia a Edirne e proseguire fino a Istanbul dove mi attende Ert con la sua fiammante Vespa GT300S colore arancio.

 

 

In tre giorni, questa la durata della mia permanenza, mi porterà a conoscere i luoghi più caratteristici e famosi di questa enorme e splendida città, la più grande e la più moderna della Turchia.

Lascio Istanbul dirigendomi verso i’interno, due giorni di viaggio per percorrere gli 800 chilometri che mi separano dalla città di Amasya.      

E’ una meta da non perdere, costruita in una gola di montagna lungo le rive del fiume Yesilirmak (fiume verde) con un grande castello che la sovrasta offre uno spettacolo unico, sulle pareti a picco ci sono le antiche tombe dei re di Ponto scavate nella roccia duecento anni prima di Cristo e sotto, lungo il fiume le bellissime case del periodo ottomano.

 

 

La meta successiva è Samsun sulla costa del Mar Nero poi, dopo altri due giorni di viaggio Trebisonda, l’importante porto che, grazie alla sua posizione strategica era usata come riferimento per la navigazione a vista, da cui il detto “perdere la trebisonda”.

Mancano duecento chilometri al confine georgiano e la città di Batumi. Questa è la parte della Turchia, dove ci sono le piantagioni di the e in ogni cittadina che incontro ci sono fabbriche per la sua lavorazione, per lunghi tratti, in prossimità di questi insediamenti industriali l’aria è quasi irrespirabile pregna di un odore aspro e pungente. Non ci sono particolari formalità al confine georgiano, un’occhiata ai documenti della Vespa un timbro sul passaporto e la curiosità di sapere dove sto andando con quel piccolo mezzo.     

A differenza della Turchia dove la religione proibisce l’alcol, la Georgia essendo cristiana non ha questo limite, appena superato il confine ci sono spacci di bevande alcoliche dappertutto. Batumi è una città in piena evoluzione, accanto alle case/caserme del periodo sovietico ci sono le costruzioni più avveniristiche, alberghi che sembrano castelli e dappertutto casinò, night club, e negozi che espongono ogni genere di prodotti di lusso. Dopo una breve visita proseguo in direzione della capitale, Tbilisi che raggiungerò tra due giorni con un cielo pieno di nuvole minacciose, le prime che incontro, e una temperatura prossima ai quaranta gradi.

 

 

 

Trovo alloggio in un albergo centralissimo dove, incuriositi dal mio modo di viaggiare, e considerati i prezzi altissimi degli alloggi, mi offrono una stanza ad uso foresteria per il personale, con tanto di posteggio interno ad un prezzo irrisorio. Sono vicinissimo alla centrale Piazza Libertà con l’alta colonna sulla cui sommità è stata posta la statua dorata di San Giorgio che uccide il drago simbolo della Nazione.

Passo un po’ di tempo passeggiando lungo il Viale Rustaveli, poi lungo le strette vie della città vecchia con i caratteristici balconi e infine, con la Vespa, finalmente priva di bagagli, raggiungo la Fortezza Narikala che domina la città.

 

 

 

Da questo punto di osservazione si possono ammirare, come in un plastico, i tetti delle case, il ponte della Pace, le cupole ed i campanili delle tante chiese, delle moschee e dei famosi bagni di zolfo.

 

 

Lascio Tbilisi per dirigermi verso il confine con l’Armenia. Anche qui le formalità di frontiera sono rapide con una breve sosta per fare l’assicurazione e cambiare un po’ di euro in valuta locale.

La strada è abbastanza buona, anche se in alcuni tratti le buche non si contano, lungo il tragitto incontro molte fabbriche in rovina, grandissime strutture in cemento risalenti al periodo sovietico ora completamente abbandonate. La meta che mi sono prefissato è il Monastero di Haghpat, una costruzione imponente che fa parte dei beni protetti dall’UNESCO.

Il paese di Haghpat sorge su un pianoro con pareti a strapiombo sulla valle sottostante; è un insieme di caseggiati squadrati, tutti uguali in evidente stato di abbandono abitati, così mi dicono, dai lavoratori delle fabbriche costruite nel fondo valle. Per raggiungerlo devo percorrere una strada ripidissima, 500 metri di dislivello per poi seguire le indicazioni per il monastero. Ritornato sulla strada del fondo valle, dopo pochi chilometri c’è un altro monastero, quello di Sevan altrettanto spettacolare, l’Armenia, nel quarto secolo, è stato il primo Paese al mondo a riconoscere il Cristianesimo come religione di Stato, questo spiega il numero così elevato di monasteri risalenti all’anno mille o antecedenti.

 

 

Mi fermo a Vanazdir, una città che doveva essere stata un grosso centro industriale, l’impressione è quella di attraversare una città fantasma, sono evidenti i segni di un passato importante, l’albergo dove trovo alloggio, è uno di questi, una struttura imponente nella piazza principale.

Anch’esso da l’impressione di essere abbandonato, sono l’unico ospite della struttura, un anziano usciere, visto che ho grossi problemi con il cavalletto della Vespa oramai inservibile, mi invita a posteggiarla nell’atrio.

Grazie al suo aiuto e alla sua disponibilità, potrò fare le riparazioni necessarie: smontare il cavalletto, portarlo a saldare e rimontarlo al coperto, fuori la temperatura è altissima.

Lascio Vanazdir notevolmente più tranquillo, ora posso posteggiare la Vespa senza dover cercare muretti o gradini. Proseguo fino al lago Sevan, dove prendo la strada che lo costeggia, 150 chilometri di buche, alcuni tratti  sterrati in pessime condizioni, se la strada è pessima i paesaggi sono però  meravigliosi. Mi fermo per la notte nella cittadina di Martuni, quattro strade malmesse, qualche negozio di generi alimentari, molte case diroccate e un unico albergo, uno stabile squadrato dalle dimensioni imponenti che ha conosciuto periodi migliori. Lasciati i bagagli, vado a fare una passeggiata per visitare la cittadina e cercare un ristorante dove mangiare qualcosa, ma non ne trovo uno e devo accontentarmi di un panino di formaggio comperato in un negozio vicino all’albergo. 

Oggi finalmente arriverò a Yerevan; costeggio il lago per una cinquantina di chilometri visitando altri monasteri davvero interessanti poi la strada piega verso l’interno, il paesaggio cambia e diventa brullo, a tratti desertico ma alla fine vedo in lontananza le case della capitale, sono arrivato alla tanto agognata meta.

 

 

Non senza difficoltà, riesco a trovare una sistemazione in un albergo del centro, siamo in estate e tantissima gente viene qua a passare le ferie, per la maggior parte sono locali, turisti stranieri ce ne sono pochi. Dopo un paio di giorni dedicati a visitare la attrazioni locali prendo la strada che mi porta nella più famosa tra tutte, il monastero di Khor Virap costruito di fronte al monte Ararat, è una costruzione abbastanza comune, quello che la rende eccezionale è la sua posizione.  

 

 

 

Costeggiando il confine con la Turchia arrivo a Gyomri, dove mi fermo per la notte. Domani mi dirigerò verso il confine georgiano, è una scelta obbligata; tra Turchia e Armenia ci sono ancora dispute aperte perciò i valichi tra i due Paesi sono chiusi e questo mi obbliga a riattraversare la Georgia per entrare in Turchia, circa 250 chilometri di strada in più.

Rientrato in Turchia prendo la strada che mi porterà a Kars, questo percorso,parallelo al confine Armeno, è un continuo saliscendi tra i mille ed i duemilacinquecento metri di altitudine, paesaggi incontaminati dove guardando all’orizzonte non si vedono ne case ne alcun insediamento umano. Kars con il suo imponente castello è davvero bella, vi rimarrò due giorni per poterla visitare e fare un’escursione fino alla città in rovina di Ani che nel medioevo era la capitale del Regno Armeno.

Il cavalletto della Vespa non c’è più, nonostante la saldatura ne ho perso metà per strada, per risolvere il problema ho chiesto a Sandra di portarne uno a Van. Il questi giorni la temperatura è davvero elevata, già alle prime ore del mattino supera i 35 gradi, durante la giornata arriva spesso a superare i 45.

 

 

Lascio la città di Kars ed entro nella regione dell’Anatolia Orientale.

Raggiungo Dogubeyazit con il suo bellissimo palazzo di Ishak Pasa Sarayi e il Parco Nazionale dell’Arca di Noè, sotto il monte Ararat, il posto è emozionante; chi non ha sognato di vedere da vicino l’impronta attribuita all’arca di Noè! 

 

 

In città la gente aspetta le ore serali per uscire a mangiare qualcosa e bere un the con gli amici, nonostante ci siano militari e autoblindo a presidiare il centro cittadino, vengono sistemati tavolini nel bel mezzo delle strade che diventano, di fatto, zone pedonali. Siamo a meno di venti chilometri dal confine iraniano e la popolazione è prevalentemente curda.

Manca un giorno all’arrivo di Sandra quando raggiungo il lago di Van che costeggio fino alla città di Tatvan dove prendo alloggio. Il lago sembra un mare, tanto è vasto, ci sono anche delle navi che lo attraversano, ma sono solo passeggeri questo vuol dire che devo percorrere altri cento chilometri per arrivare a Van, il punto d’incontro con la mia compagna.

Finalmente arriva Sandra, appena raggiungiamo l’albergo, siamo elettrizzati dal viaggio che ci aspetta; mentre lei prepara le borse laterali io prendo il cavalletto che mi ha portato e, sul marciapiede davanti all’hotel, mi metto al lavoro per montarlo, finalmente non dovrò più fare acrobazie alle pompe di benzina per accedere al serbatoio!

 

 

Nel primo giorno di viaggio in coppia, dobbiamo collaudare la sistemazione dei bagagli perciò ci limitiamo a percorrere poco più di 100 km raggiungendo nuovamente Tatvan. Stabilito che tutto va bene patiremo per la città di Mardyn, a ridosso del confine con la Siria. La le case della città vecchia sono aggrappate al fianco di una collina, una sull’altra dominate dalla fortezza che non è visitabile in quanto presidio militare.

 

 

Anche qui ci sono molte cose da vedere perciò rimarremo due giorni prima di proseguire per raggiungere il fiume Tigri sulle cui sponde sorge la bella Diyarbakir, la Capitale del Kurdistan Turco, con le sue possenti mura.

Viaggiando in “doppia” per una questione di sicurezza ho diminuito la nostra velocità media; non è raro incontrare, anche su strade di recente costruzione, tratti in cui ci sono buche che, se prese, mettono a dura prova gli ammortizzatori.

Lasciamo Diyarbakir per raggiungere un’altra meta che ci eravamo prefissati, il Nemrut Dagi, che con i suoi 2.150 metri è il monte più alto della Mesopotamia. Sulla sommità si trova la tomba di Antioco I di Commagene, uno dei siti archeologici più conosciuti e ammirati del Paese.

 

 

 

La strada per raggiungerlo non è delle migliori, percorsi  130 chilometri si arriva a Narince, un piccolo centro da cui inizia la salita che ci porterà al   a quota 1.800 dove troviamo un campeggio. Sistemata la tenda, con la Vespa alleggerita dai bagagli, inizia la ripida salita fino alle pendici del monte da dove parte il sentiero per le tre terrazze che formano il santuario; una lunga e ripida scalinata che, sotto un sole cocente e 40°C di temperatura ci mette a dura prova.

Ora il nostro programma di viaggio ci porta a Sanliurfa, la biblica Ur dei Caldei conosciuta anche con il nome di Edessa. Dominata dal castello di Urfa nel quale ci sono due colonne ultimo baluardo della dominazione romana, la città ha un suo fascino incredibile. Nella città vecchia si vedono i pellegrini che vanno a onorare la tomba di Abramo, si cammina sulle pietre calpestate dai crociati, è una sensazione strana sapere che qui si è scritta una parte importante della storia del mondo.

Rimanendo vicini al confine siriano procediamo in direzione sud, verso il Mar Mediterraneo. Dopo una sosta nella città di Gaziantep arriviamo ad Antiochia uno dei centri culturali più importanti del mondo antico.

Il nostro viaggio prosegue e dopo una sosta a Iskenderun, l’Alessandretta fondata da Alessandro Magno proseguiamo verso l’interno, verso la Cappadocia.

Lungo la strada incontreremo e visiteremo molti castelli del periodo crociato, caravanserai, e siti archeologici, una volta raggiunta Nevsehir, capoluogo della regione, ci sistemiamo nel campeggio di Goreme.

In Cappadocia rimarremo quattro giorni, la percorreremo in lungo e in largo con la nostra Vespa incantati dalle sue meraviglie poi, come sempre accade, ci rimettiamo in viaggio, questa volta in direzione della costa, della città di Alanya che si affaccia sul Golfo di Antalya. Trascorreremo tre giorni visitando i tanti siti archeologici della zona poi ci sposteremo nella vicina Antalya che raggiungeremo il 16 agosto.

Mancano tre giorni alla partenza di Sandra e ne approfittiamo per visitare la città in tutta calma, camminare nelle strette stradine ammirando le caratteristiche case in stile ottomano e andare a riposare sulle sue bellissime spiagge. Stupisce quanto veloce passi il tempo, sembra di essere appena arrivati e già ci stiamo salutando all’aeroporto. Per me inizia l’ultima parte del viaggio, il rientro. Nei giorni che seguiranno, procedendo lungo la costa raggiungo la città di Fethiye poi Izmir e Chanakkale sullo stretto dei Dardanelli che passerò per raggiungere il confine con la Grecia.

Il percorso che ho scelto per il ritorno attraverserà la Grecia fino alla città di Ioannina da dove raggiungerò il confine albanese.

Dopo una sosta a Girokaster per ammirare la fortezza e l’architettura davvero unica della cittadina, proseguo diritto verso il Montenegro per sostare alle Bocche di Cattaro. Entrato in Croazia dopo una sosta a Dubrovnik, non resta che percorrere gli ottocento chilometri di costa adriatica che mi separano da casa, tre giorni di viaggio con soste nelle principali città che incontro, Split, Trogir, Sibenik, Zadar e infine Rijeka.

Sabato 30 agosto, appena superato il confine con la Slovenia trovo un nutrito gruppo di amici del Vespa Club Trieste Gatti Randagi ad attendermi, è per me un’emozione fortissima quanto inattesa.

Faccio un veloce bilancio del viaggio, sono partito alla fine di giugno ed ho percorso in due mesi quasi 15.000 chilometri di cui 4.000 assieme alla mia compagna, sono riuscito a mantenere la promessa di ritornare in tempo per essere presente al nostro raduno; che dire, sono proprio felice!