Il raduno “Ospedaletti in Vespa” – V.C. Riviera dei Fiori, 9 e 10 maggio 2026

Un’Italia che resiste al tempo senza fare rumore. Un’Italia che non corre per arrivare prima, ma per ricordarsi da dove viene. La si incontra talvolta in una piazza di provincia, davanti a un mare ligure ancora capace di trattenere il sole fino a sera, oppure lungo una strada costiera dove il profumo della salsedine si mescola all’odore dell’olio motore. È lì che, il 9 e 10 maggio, Ospedaletti ha accolto il primo raduno “Ospedaletti in Vespa”, organizzato dal Vespa Club Riviera dei Fiori.

I partecipanti, arrivati da Liguria, Lombardia e Piemonte, sono stati accolti sul Corso Regina Margherita. Oggi è un elegante viale affacciato sul mare; ieri era molto di più. Quelle curve hanno conosciuto il coraggio e la follia dei grandi piloti, quando Ospedaletti ospitava competizioni motociclistiche e automobilistiche di livello internazionale.

Qui sono passati uomini che appartengono ormai alla leggenda: Renzo Pasolini, Giacomo Agostini e Alberto Ascari, che ancora detiene il record sul giro.  E forse non è un caso che proprio lì abbiano sfilato le Vespa. Le file ordinate degli scooter Piaggio, lucidi e colorati, sembravano riportare il Paese a una stagione in cui bastavano pochi litri di benzina e una strada libera per sentirsi vivi. Verso sera, il raduno si è spostato all’auditorium cittadino per l’apericena e il concerto. La domenica mattina il corteo si è ritrovato sul Lungomare Sandro Pertini. Da lì è partita la carovana diretta a Dolceacqua, uno dei borghi più suggestivi dell’entroterra ligure.

Le Vespa hanno attraversato strade che sembrano cucite tra mare e collina, fino ad arrivare al paese dominato dal castello dei Doria e dal celebre ponte medievale immortalato anche da Claude Monet. Dolceacqua non è soltanto bellezza architettonica. È memoria contadina, è cultura del vino, è il profumo del Rossese che racconta una Liguria meno conosciuta ma profondissima. Nella piazza della chiesa, durante l’aperitivo, i partecipanti hanno respirato quell’atmosfera sospesa che soltanto i borghi autentici sanno conservare. Poi il ritorno a Ospedaletti per il pranzo conclusivo, tra saluti, fotografie e la promessa di ritrovarsi ancora.

 

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