Una lezione “universitaria” su Corradino d’Ascanio – V.C. Popoli, 30 aprile 2026

Corradino d’Ascanio: il volo, la Vespa, il genio e molto oltre. All’UTE di San Valentino l’omaggio al genio abruzzese.

Capita che il rumore del mondo possa trasformarsi in libertà. Immaginate il vento sul viso, il motore che vibra leggero, i paesaggi armoniosi della nostra terra e le note travolgenti di 50 Special dei Lùnapop che si mescolano all’aria come un ricordo collettivo. È in questa atmosfera, sospesa tra emozione e nostalgia, che si è aperto l’incontro dedicato a Corradino d’Ascanio presso l’Università della Terza Età di San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE), autentica icona dell’ingegno italiano, proprio nell’anno in cui la Vespa celebra i suoi 80 anni di storia.

Le visioni diventano realtà solo quando incontrano persone capaci di sostenerle e alimentarle all’unisono; questo appuntamento è stato il frutto di un impegno corale, animato dalla volontà di far risplendere una figura straordinaria della nostra storia. Un ringraziamento speciale va a Valerio Di Primo, che con le sue Vespa ha reso possibile questo incontro, a Vincenzo De Sanctis, avvocato fiduciario della famiglia d’Ascanio, e a Tino Setta, presidente del Vespa Club Popoli. I loro interventi, carichi di autentica passione, hanno restituito un ritratto vivo e profondamente coinvolgente del genio abruzzese.

Corradino d’Ascanio è stato molto più di un semplice inventore: tutta la sua vita è stata guidata dal desiderio di risolvere problemi complessi attraverso il genio meccanico. Sebbene oggi sia universalmente ricordato per la Vespa, la sua vera vocazione ha sempre guardato al cielo. Ecco spiegata la presenza dell’avverbio “oltre” nel titolo dell’incontro.

Fin da giovane, osservando l’anatomia degli uccelli, d’Ascanio coltivò il sogno del volo verticale, che prese forma nei prototipi D’AT. In questa straordinaria avventura pionieristica fu determinante anche l’incontro con il barone Pietro Trojani, che visse a San Valentino e fu il primo a credere nel suo talento, finanziando le ricerche e fondando con lui la società che portava i loro nomi. Questi velivoli, capaci di stabilire record mondiali, non erano semplici interpretazioni dei progetti di Leonardo da Vinci, ma macchine modernissime fondate su intuizioni originali come l’elica a passo variabile: un’invenzione destinata a rivoluzionare per sempre l’efficienza dei motori aeronautici.

La nascita della Vespa fu, in fondo, un brillante effetto collaterale di questa passione per l’aviazione. Quando Enrico Piaggio gli affidò il compito di progettare un mezzo di trasporto popolare per l’Italia del dopoguerra, l’ingegnere trasferì sulla strada i principi dell’aeronautica. Poco incline alla struttura pesante delle motociclette tradizionali, concepì una scocca portante ispirata alla fusoliera degli aerei, eliminando il telaio tubolare e concentrando i comandi direttamente sul manubrio. Anche i problemi tecnici più delicati, come il surriscaldamento del motore, furono affrontati con soluzioni semplici e geniali, preferendo una ventola alettata ai più complessi sistemi di raffreddamento.

La creatività di d’Ascanio non si limitò ai grandi progetti industriali: anche nella vita quotidiana diede prova di un’inventiva sorprendente, ideando soluzioni domestiche che anticipavano i tempi, dal forno elettrico all’asciugatrice, fino ai dispenser per il sapone.

Nonostante la delusione per la scarsa attenzione inizialmente riservata in Italia ai suoi studi sull’elicottero, il suo talento venne riconosciuto dai maggiori esperti internazionali, che lo considerarono un pioniere imprescindibile per lo sviluppo del volo moderno. Ancora oggi la sua opera rappresenta un caso unico, sospeso tra l’efficienza del brevetto industriale e l’eleganza senza tempo di un’autentica opera d’arte. Dettaglio curioso: l’uomo che ha creato un simbolo di libertà è lo stesso che inventò un prototipo di autovelox, lo strumento destinato a frenarne la velocità.

Un pomeriggio intenso che non poteva che concludersi con il nostro rito: una foto di gruppo, scattata tra i riflessi delle mitiche Vespe schierate e i colori della bandiera italiana. Un momento suggellato da un grido unanime e commosso: “Grazie, Corradì!”.
(Arianna Pascetta)

 

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