Se una domenica mattina può trasformarsi in racconto, allora il XI Raduno “In Vespa al Ponte” ha fatto esattamente questo: ha preso una piazza, qualche decina di strade e una lunga teoria di motori due tempi, e li ha messi insieme fino a farne qualcosa che somiglia più a una storia collettiva che a un semplice evento.
Organizzato dal Comune di Ponte Buggianese con la collaborazione del Vespa Club Il Ponte Mediceo, il raduno si è inserito in quella tradizione che, da undici anni, segna l’inizio della stagione vespistica come una sorta di risveglio rituale. Non è solo un ritrovo: è il momento in cui si torna in sella, si ricomincia a girare e, soprattutto, a ritrovarsi. Dopo il ritrovo mattutino in piazza e la colazione condivisa, il serpentone di Vespa si è mosso attraverso la Valdinievole, tra soste, scorci e quella sensazione precisa che la strada serva più a incontrarsi che ad arrivare.
E infatti l’arrivo, a Ponte a Cappiano, con l’aperitivo e poi il pranzo alla Fattoria Settepassi, è stato quasi un dettaglio organizzativo rispetto al vero centro della giornata: stare insieme. Perché questo raduno non è mai stato solo una questione di motori, ma di comunità, di memoria condivisa e di piccoli rituali che si ripetono ogni anno, sempre uguali e sempre diversi.
A rendere possibile tutto questo c’è una collaborazione che negli anni si è fatta struttura portante: quella tra il Comune di Ponte Buggianese, il sindaco Nicola Tesi, già coinvolto quando era assessore, e il Vespa Club Il Ponte Mediceo. Un rapporto consolidato, costruito nel tempo, interrotto solo dalla parentesi forzata della pandemia ma capace di riprendere senza perdere slancio.
Il raduno ha richiamato Vespa Club da tutta Italia, Carrara, Empoli, Fiesole, Firenze, Lastra a Signa, Lucca, Monsummano Terme, Montebelluna, Montemurlo, Monteserra, Pisa, Pontedera, Portogruaro, Prato, San Miniato, Valdera. Un elenco che vale più di qualsiasi cifra, perché racconta la geografia di una passione che continua a muoversi.
Poi arrivano i momenti simbolici. Le premiazioni. Il vespista più esperto è stato Gabriele Ruzzon, la più esperta Giuliana Bigongiari. Il vespista più giovane è stato Aaron Filippelli, all’esordio nei raduni Vespa, a bordo di una PK rossa messa a disposizione dal nonno Fabio Filippelli, socio storico del club Mediceo, quasi a suggellare un passaggio di testimone che vale più di qualsiasi trofeo. La vespista più giovane Adele Giusti, segno che la Vespa non è nostalgia ma continuità. Il club più numeroso è risultato San Miniato, mentre quello arrivato da più lontano è stato Portogruaro.
C’è stato anche un momento che ha superato la semplice celebrazione: il Trofeo Memorial Cecili Francesco, consegnato dalla moglie Vera Cecili all’assessore Beatrice Giannanti per l’impegno e la dedizione nella realizzazione dell’evento. Un gesto che ha trasformato una premiazione in qualcosa di più profondo, quasi un passaggio di testimone tra memoria e presente.
E poi, come accade nelle storie migliori, c’è un episodio laterale che finisce per restare impresso. La Carrozzeria MasMar ha messo in palio il restauro del telaio di una Vespa d’epoca, vinto da Enrico Ceccarini. Un premio che è già racconto in sé, perché promette una seconda vita a qualcosa che sembrava finito.
Il tour tra le colline delle Cerbaie e il Padule di Fucecchio ha fatto da filo conduttore, ma è stato solo lo sfondo. Il vero paesaggio erano le persone, i gesti, le chiacchiere tra una partenza e una sosta.
E infine, immancabile, la voce fuori spartito ma sempre centrata di Antonio Possemato, il vespista poeta, che riesce ogni volta a infilare parole dove normalmente passerebbe solo il rumore di un motore. Ed è forse lì che si capisce davvero il senso di tutto: tra il rombo e il silenzio, tra il viaggio e l’arrivo, resta qualcosa che non si misura in chilometri ma in storie condivise. (Alessio Cioni)






